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ARCHEOCONTRATTI QUESTIONARIO ONLINE

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Archeocontratti è nato alla fine del 2015 durante la BMTA di Paestum, dove è  stata proposta l’iniziativa che ha come fine ultimo quello di monitorare la condizione generale di contrattualizzazione degli archeologi, per rilevare incongruità, errori, diciture obsolete e tutto ciò che possa svilire, se non addirittura invalidare un contratto. Come risultato di questa analisi si propone di elaborare uno schema standard di contratto, con relativi richiami normativi aggiornati, da suggerire ai professionisti  e aziende del settore.

Durante la prima fase del lavoro è stato richiesto ai nostri soci e colleghi l’invio di copie anonime e con dati sensibili secretati dei contratti in loro possesso. A conclusione, avvenuta negli ultimi mesi dello scorso anno, si poi è proceduto all’esame puntuale dei dati, utilizzati per elaborare una sintesi preliminare, presentata nel corso del Congresso Nazionale della Confederazione Italiana Archeologi lo scorso 21 maggio.

I risultati ottenuti hanno permesso la costruzione del form on-line raggiungibile da qui, che cerca di esaminare i punti nodali emersi dall’analisi preliminare. I dati del questionario saranno raccolti fino al 10 settembre 2016, quindi si procederà all’analisi conclusiva del materiale raccolto al fine di trarre proposte e possibili soluzioni alle criticità riscontrate.

Dalla casistica esaminata fino ad ora emerge un quadro in cui, accanto a situazioni in linea con il mercato moderno e normate secondo la legislazione vigente, ce ne sono altre che presentano clausole vessatorie se non al limite della legalità.

In questo momento inizia la fase in cui è assolutamente necessaria la collaborazione di tutti affinché l’analisi sia più dettagliata possibile. È indispensabile che si dia la massima diffusione all’iniziativa e che si compili un questionario per ogni contratto stipulato. Una volta conclusa questa fase e consultati dei legali del lavoro sarà possibile istituire un vademecum che renda gli archeologi e le società archeologiche consapevoli di diritti e doveri.

Potete compilare il questionario in maniera totalmente anonima on line

Contatti:

WEB www.archeologi-italiani.it www.archeocontratti.it

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DECRETO 15/04/2016 PER LA SELEZIONE PUBBLICA DI 500 FUNZIONARI PRESSO IL MIBACT

Collegio Romano

Alla c.a. dell’on. Ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione
Marianna Madia
Alla c.a. dell’on. Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Dario Franceschini

e p.c.

Al Sottosegretario del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
On. Ilaria Borletti Buitoni
Al Sottosegretario del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
On. Dorina Bianchi
Al Sottosegretario del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
On. Antimo Cesaro
Al Segretario Generale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Arch. Antonia Pasqua Recchia
Al Capo di Gabinetto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Prof. Giampaolo D’Andrea

OGGETTO: DECRETO 15/04/2016 PER LA SELEZIONE PUBBLICA DI 500 FUNZIONARI PRESSO IL MIBACT

On. Sig.ra Ministra Madia e on. Sig. Ministro Franceschini,
Vi scriviamo in merito al Decreto del 15/04/2016 per la selezione pubblica di 500 Funzionari presso il MiBACT.

Pur manifestando la nostra soddisfazione per l’impegno del Governo ad investire nel settore culturale e, in particolare, per incrementare il personale del MiBACT, il Decreto presenta degli elementi molto critici, a cui auspichiamo si possa porre rimedio con modifiche mirate. Nel testo si individua una linea di indirizzo che potrebbe fortemente danneggiare migliaia di professionisti dei beni culturali che, dopo una lunga formazione specialistica, sono impegnati da anni in attività di scavo, ricerca, catalogazione, valorizzazione, didattica, museologia… Tutto questo appare in aperto contrasto con le politiche del lavoro del Governo in carica, orientate a sostenere e valorizzare i professionisti che operano sul mercato e investono per il proprio aggiornamento professionale rischiando in prima persona.
A fronte di questo orientamento politico, il Decreto riconosce molto più valore alla formazione universitaria che all’attività professionale.
 
La sperequazione tra le due componenti è, però, eccessiva, dal momento che si riconoscono fino ad un massimo di 45 punti conferiti dalla valutazione dei titoli di studio, mentre solo 30 vengono assegnati in base ai titoli di servizio.
Riteniamo sia un passo in avanti importante che il MiBACT riconosca per la prima volta un valore all’esperienza professionale all’interno di un bando per un concorso da funzionario, ma si sono posti dei limiti che inficiano il valore stesso di tale inserimento.
 
In merito ai titoli valutabili, infatti, il Decreto riconosce un punteggio per tutto quanto afferisce alla vita accademica dei candidati, mentre pone un limite molto ristretto per la valutazione delle esperienze concernenti la vita lavorativa.
In prima istanza, chiediamo che il Decreto venga modificato eliminando questo limite e che vengano riconosciuti tutti gli anni di esperienza professionale dichiarati dai candidati.
 
Non condividiamo la decisione di indicare le attività di tirocinio quale requisito privilegiato per un concorso da funzionario pubblico, considerando il tirocinio è un’esperienza formativa e non professionale e che quelli svolti dal 2013 a oggi hanno riguardato la schedatura dei beni culturali, raramente di beni archeologici e tantomeno attività concernenti la gestione della tutela o della valorizzazione.
 
Riteniamo che il principio fondante del regolamento per un bando dovrebbe essere effettuare una selezione efficace per collocare le persone giuste, dunque con adeguate esperienze e competenze, al posto giusto.
Appare, quindi, del tutto eccessivo che 6 mesi di tirocinio formativo diano un punteggio corrispondente a 2 anni e mezzo (30 mesi!) di esperienza professionale: un tirocinio non può essere valutato 5 volte più di un lavoro per cui si è chiamati in base a comprovate esperienze e competenze professionali.
 
E ancora, come si può pensare di valutare 3 anni di dottorato come 10 anni di esperienza professionale?
Siamo all’assurdo: dopo aver equiparato la Scuola di Specializzazione al Dottorato, considerando la Scuola come il percorso post lauream canonico per chi mirava alla carriera all’interno del MiBACT, mentre il Dottorato da sempre è stato concepito come primo gradino per la carriera accademica, oggi si arriva a sbilanciare a favore del Dottorato i punteggi utili per svolgere il ruolo di funzionario nel Mibact.
 
Se la ratio voleva essere premiare la preparazione scientifica degli aspiranti funzionari, perché allora si è scelto di assegnare solo 5 punti alle pubblicazioni?
 
Nel Decreto non vengono, inoltre, esplicitati i criteri con cui verranno valutati i titoli di studio, le pubblicazioni e le esperienze professionali, lasciando ampio margine alla discrezione dei componenti della commissione esaminatrice.
Temiamo molto tale vaghezza perché siamo consapevoli che dai criteri di selezione del personale dipenderà l’efficacia delle attività istituzionali del Ministero e della tutela del nostro patrimonio.
In base a quali criteri verranno assegnati i punteggi ai differenti titoli di studio e alla miriade di lavori che gli archeologi svolgono?
 
In merito alla valutazione dei titoli di studio, nel bando si usa la formula “fino a un massimo di X punti”: cosa significa? Si vaglieranno gli indirizzi, le discipline e i titoli delle ricerche condotte?
 
Una tesi di specializzazione sulla ceramica romana varrà di più di una sulla preistoria dell’Anatolia centrale?
 
Saranno messi sullo stesso piano un anno di direzione di uno scavo archeologico in un cantiere della metropolitana e un anno di percorsi didattici realizzati per una Pro Loco?
 
Considerando che il Decreto sta generando molto malcontento e accese polemiche tra i professionisti dei beni culturali, ci auguriamo che questa volta le nostre osservazioni siano accolte e che i tecnici del Ministero convochino quanto prima le associazioni di categoria per un confronto.
In merito al Decreto si presentano, dunque, le seguenti osservazioni:
 

1. articolo 2: quali requisiti di ammissione vengono individuati dottorati, specializzazione o master senza distinzione, nonostante per i master non sia prevista alcuna prova di selezione;

2. articolo 10 commi a, b: sbilanciamento tra il valore dei titoli di studio, valutabili fino ad un massimo di 45 punti, rispetto ai titoli di servizio, valutabili fino ad un massimo di 30;

3. articolo 10 comma b: vengono valutati solo 10 anni di esperienza professionale con un’evidente discriminazione di chi opera nel settore dei beni culturali da tanti anni, rappresentando, di fatto, un limite di età per lo svolgimento del concorso;

4. articolo 10 comma b: il tirocinio viene valutato con un punteggio enormemente maggiore rispetto all’esperienza professionale: 10 punti ogni anno a fronte di 2 punti;

5. articolo 10 comma b: si ricorda che per l’accesso ad alcuni tirocini del Mibact era stato posto il limite di età a 29 e 35 anni, quindi considerarli un titolo che dà un punteggio aggiuntivo rappresenta un’ulteriore beffa per ali archeologi over 35;

6. articolo 10 comma b: non si comprende per quale motivo non vengano valutati i tirocini svolti presso altre amministrazioni e istituzioni culturali pubbliche, risultando evidente il vantaggio che solo questi tirocinanti scelti dal Mibact potranno trarre da queste valutazioni;

7. articolo 10 comma b: si verificherebbe la surreale condizione per cui svolgere un tirocinio al MiBACT conferisce un punteggio aggiuntivo mentre lavorare al MiBACT con incarichi tecnici non viene valutato;

8. articolo 10 comma c: valutazione di massimo 5 punti per le pubblicazioni scientifiche, valutate nel complesso con un punteggio minore rispetto alla frequenza di un master di un anno

Risulta altresì complesso da comprendere per quale motivo per un concorso da funzionari nel Mibact la commissione esaminatrice debba essere composta prevalentemente da soggetti esterni al Ministero, che svolgono attività molto differenti rispetto ai funzionari e soprintendenti che gestiscono la tutela, la conservazione e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

Il messaggio politico che questo Decreto sembra trasmettere è che davvero lo Stato non perda occasione per mortificare la professionalità di chi opera nel settore dei beni culturali a fronte della tanto sbandierata meritocrazia.
A meno che l’unico merito che si intenda davvero riconoscere e premiare sia lo studio accademico e le attività svolte in regime di volontariato o con un minimo compenso come rimborso spese.
Siamo convinti che solo da un proficuo confronto tra associazioni di categoria e Istituzioni si possano individuare strumenti efficaci per la selezione del personale che gestirà il nostro patrimonio e compiere passi importanti per il riconoscimento e la valorizzazione dei professionisti dei beni culturali.
Rinnoviamo la nostra richiesta di un incontro per presentare e articolare le nostre osservazioni al fine di apporre delle migliorie al Decreto in questione.
Qualora si prosegua in un atteggiamento di chiusura e non si manifesti interesse nei confronti delle osservazioni sollevate, ci adopereremo con i nostri associati nel modo più opportuno per veder riconosciuta la professionalità degli operatori dei beni culturali.
Certi di un Vostro pronto riscontro, porgiamo i più distinti saluti.
 
Roma, 28 aprile 2016
 
Alessandro Pintucci
Presidente
Confederazione Italia Archeologi

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