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COMUNCATI STAMPA

2016

09.02.2016 - BUON LAVORO AI COLLEGHI ANTROPOLOGI DI ANPIA

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La Confederazione Italiana Archeologi accoglie con grande favore la recente costituzione dell’Associazione Nazionale Professionale Italiana di Antropologia.

“Auspichiamo – dichiara il presidente Alessandro Pintucci – di avviare presto un percorso comune per rendere ancora più efficace l’azione dei professionisti della cultura per raggiungere il pieno riconoscimento delle nostre professioni. Lavoriamo tutti insieme valorizzando gli elementi che ci avvicinano, perché c’è ancora molto da fare per costruire un sistema che valorizzi le nostre formazioni ed esperienze, che riconosca le tutele lavorative di cui abbiamo diritto, soddisfi le nostre aspirazioni ed esigenze.

La Confederazione Italiana Archeologi auspica di poter incontrare presto i Rappresentanti dell’ANPIA per confrontarsi su iniziative e progetti futuri e avviare una fattiva e fruttuosa collaborazione, perché siamo convinti che solo lavorando insieme e compattando il mondo dei professionisti della cultura riusciremo ad ottenere i risultati a cui tutti tendiamo.

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27.01.2016 - LE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI DI ARCHEOLOGI ANA E CIA ADERISCONO AL SIT IN DEL 28 GENNAIO A ROMA PRESSO LA SEDE DEL MIBACT

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Il D.M. sulla riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, approvato lo scorso 19 gennaio, prevede una generale riorganizzazione della struttura, con l’istituzione delle Soprintendenze unificate Archeologia Belle Arti e Paesaggio che faranno capo ad una Direzione Generale unica. Al di là di delle valutazioni di merito sullo schema del decreto, per il quale rimandiamo ad una successiva e più articolata analisi, si fa presente quanto segue:

  1. Il provvedimento, che non è stato minimamente concertato con le parti in causa, interviene nuovamente nel pieno di una riforma ancora in corso (DPCM n. 171/2014). Il metodo unilaterale e i tempi della riforma scelti dal Ministro rischiano di rallentare pericolosamente le attività del Ministero, a causa del trasferimento del personale e della variazione di sedi, magazzini e archivi, disposti dalla precedente riforma e non ancora conclusi.
  2. A prescindere da ogni valutazione sull’accorpamento degli uffici territoriali, che in sé può contenere aspetti anche positivi, il riassetto generale degli istituti previsti sui territori risponde in alcuni casi, come ad esempio per la riorganizzazione del territorio Roma, a criteri assolutamente poco comprensibili e assolutamente avulsi da ogni principio di coerenza storica o di efficienza amministrativa.
  3. In merito alle preoccupazioni e agli allarmi diffusi negli ultimi giorni, secondo cui il nuovo Codice dei Contratti Pubblici cancellerebbe o ridimensionerebbe drasticamente le norme sull’archeologia preventiva, non risulta al momento confermato alcun provvedimento in tal senso. Invitiamo pertanto coloro che paventano tale rischio a chiarire le fonti di tale preoccupazione, anche per evitare di esacerbare ulteriormente senza fondati motivi le preoccupazioni degli archeologi professionisti, e chiediamo al Ministro Del Rio di fornire garanzie sul mantenimento delle procedure di archeologia preventiva, tanto più dopo la recente ratifica (2015) da parte dell'Italia della Convenzione internazionale per la protezione del patrimonio archeologico, sottoscritta nel 1992 a La Valletta, allineando l'archeologia italiana a quella europea. 

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17.06.2016 - ELETTI IL NUOVO DIRETTIVO NAZIONALE E LE CARICHE ASSOCIATIVE

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In occasione del Congresso Nazionale della Confederazione Italiana Archeologi sono stati rinnovati il Direttivo Nazionale e le principali cariche associative per il triennio 2016-2019.

Riuniti a Roma, presso Palazzo Massimo alle Terme, i delegati regionali hanno eletto i seguenti componenti del nuovo Direttivo Nazionale:

Abbadessa Angela, Lazio
Boi Valeria, Lazio
Boni Raffaella, Friuli Venezia Giulia
Calabrò Giovanna, Lazio
Carpinelli Cristina, Lazio 
Cella Elisa, Lazio
Dell’Era Francesca, Lazio
Di Stefano Valentina, Emilia Romagna 
Di Valerio Eugenio, Abruzzo
Fignon Silvia, Friuli Venezia Giulia 
Giannitrapani Enrico, Sicilia 
Giglio Marco, Campania 
Gori Maja, Lazio
Guastella Cecilia, Sicilia 
Gusberti Elisa, Lazio 
Iannì Filippo, Sicilia
Lamonaca Federica, Lazio 
Leotta Maria Cristina, Lazio

Leoni Giorgia, Lazio
Magliaro Tommaso, Lombardia

May Marcella, Lombardia
Masciarri Roberto, Umbria
Mucciante Alessandro, Abruzzo
Peris Michele, Friuli Venezia Giulia
Piersanti Iolanda, Abruzzo
Pintucci Alessandro, Lazio
Revello Lami Martina, Lazio
Romi Paola, Lazio
Scorrano Anna, Lazio
Soria Carmen, Abruzzo
Speciale Claudia, Sicilia
Tiberio Daniela, Abruzzo
Venanti Barbara, Umbria
Vincenti Maria Cristina, Lazio
Zirone Donata, Sicilia

Come da Statuto, il Direttivo Nazionale ha votato le seguenti cariche associative:

Alessandro Pintucci, Presidente
Angela Abbadessa, Vicepresidente
Boni Raffaella, Tesoriere
Magliaro Tommaso, Segretario

Sono molto felice – afferma il Presidente Alessandro Pintucci – della composizione del nuovo Direttivo Nazionale, perché è espressione degli sforzi fatti in questi anni dalla Confederazione per radicarsi su tutto il territorio nazionale e perché rappresenta le molteplici esperienze lavorative in cui la nostra professione si esplica.
Ringrazio i colleghi del Direttivo Nazionale – continua Pintucci – della fiducia accordatami. E’ una fase molto delicata per la nostra professione, abbiamo grandi sfide da raccogliere e credo che tutti i colleghi della Confederazione sapranno portare la propria esperienza per arricchire il confronto interno e le proposte che la nostra associazione elaborerà nei prossimi 3 anni. Auspico di continuare a collaborare con profitto con le altre associazioni di categoria e con tutti i professionisti dei beni Culturali per costruire insieme un sistema di regole e tutele più solido ed efficace.

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12.03.2016 - GLI ARCHEOLOGI INCONTRANO IL MINISTRO FRANCESCHINI

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Nel pomeriggio di venerdì 11 marzo il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo On. Franceschini ha ricevuto una delegazione del costituendo coordinamento degli archeologi italiani, in rappresentanza delle differenti componenti della professione, firmatari del documento elaborato dopo l’incontro nazionale del 19 Febbraio a Firenze-TourismA: per le università Sauro Gelichi e Andrea Cardarelli, per le associazioni professionali Salvo Barrano e Laura Torsellini, Vincenzo D'Ercole per il pubblico impiego-MiBACT, Rita Auriemma per gli enti locali, Claudio Calastri per le imprese del settore.

E' stato presentato al Ministro il percorso verso la costituzione di un coordinamento degli archeologi, riunitisi prima a Paestum nel novembre 2015 e a Firenze lo scorso Febbraio.
Sono stati trattati i differenti punti della lettera aperta al Ministro, inviata il 23 febbraio scorso, dopo l'iniziativa pubblica di Firenze.

I rappresentanti dell'Università hanno espresso l'esigenza di un maggiore coinvolgimento delle consulte universitarie nella definizione della struttura del nascente Istituto Centrale per l'Archeologia, chiedendo al Ministro di evitare quanto già successo per la Scuola del Patrimonio.
E' stato inoltre posto il tema delle concessioni di scavo che, così come formulate attualmente dal Codice dei Beni Culturali e dalle successive farraginose Circolari Ministeriali, limitano fortemente la ricerca. A tal proposito hanno suggerito di procedere a una revisione dell'art. 88 del Codice, che attualmente riserva al solo Ministero la ricerca archeologica.
Pur nell'apprezzare l'introduzione dell'autonomia gestionale e scientifica per i musei statali, è stata segnalata anche la necessità di garantire il mantenimento di un rapporto vivo tra le istituzioni museali e il territorio, che costituisce il tratto distintivo dei musei archeologici italiani.

Il rappresentante del Pubblico Impiego-MiBACT ha poi chiesto al Ministro la possibilità di sperimentare la riforma in alcuni territori, in particolare quelli attualmente privi di un soprintendente archeologo, sollecitando al contempo l'istituzione di un osservatorio che monitori l'effettiva applicazione della riforma e raccolga le segnalazioni rispetto alle principali criticità, proponendo appositi correttivi.
Ha chiesto inoltre di aumentare da 30 a 45 giorni i termini a disposizione del Soprintendente per attivare la procedura di archeologia preventiva.
Tra le criticità principali ha poi segnalato il rischio della dispersione degli archivi delle soprintendenze, proponendo uno specifico progetto di digitalizzazione e di libero accesso, per una gestione del territorio più consapevole e partecipata.
Anche per far fronte alla riduzione di mezzi e personale e compensare effetti indesiderati della riorganizzazione, ha infine proposto di abilitare le soprintendenze al monitoraggio del territorio attraverso il controllo satellitare.
I rappresentanti delle Associazioni Professionali hanno sollecitato l'emanazione del decreto ministeriale per la definizione dei requisiti d’iscrizione agli elenchi dei professionisti dei beni culturali, i cui termini indicati nella stessa L. 110/2014, sono scaduti nel febbraio 2015, avviando le audizioni e acquisendo i pareri previsti dall'art. 2, co. 2 della stessa legge.
Hanno, inoltre, chiesto un impegno sulla rapida pubblicazione delle linee guida per l'archeologia preventiva, sottolineando la necessità che queste recepiscano gli artt. 245 e 248 del Regolamento del Codice degli Appalti (DPR 207/2010), preservando così il ruolo degli archeologi nella progettazione, direzione tecnica e collaudo degli interventi archeologici.
Il rappresentante delle imprese ha chiesto di scongiurare l'accorpamento delle fasi dell'archeologia preventiva previste dagli artt. 96a e 96b del Codice degli Appalti, per favorire la qualità e l'affidabilità della progettazione preliminare. Ha inoltre invitato il Ministro a sollecitare gli uffici per la redazione di un capitolato unico standard da parte delle stazioni appaltanti e delle soprintendenze per gli interventi archeologici.
Ha espresso, infine, preoccupazione per il meccanismo di deroga al processo di esecuzione dell'archeologia preventiva, (art. 25/comma 15) che, potendo esser avocata dalla Presidenza del Consiglio, rischia di diventare uno strumento di interferenza politica nelle decisioni tecniche.
Dopo aver ascoltato i rappresentanti, nell'esprimere apprezzamento per il processo in atto che va nella direzione di costituire un interlocutore per tutte le questioni relative all’archeologia, il Ministro ha rassicurato i presenti sulla confluenza degli articoli 96a e 96b nell'unico articolo 25 del nuovo Codice degli Appalti, spiegando che si tratta semplicemente di un accorpamento formale dovuto alla necessità di presentare un testo finale più snello, ma che l'indirizzo è quello di recepire in tutto la sostanza del Codice precedente, garantendo la sequenza delle fasi. Ha inoltre puntualizzato che il meccanismo di deroga alle procedure di archeologia preventiva previsto al comma 15 dell'art. 25 del nuovo codice è sì previsto in caso di tempistiche previsionalmente troppo lunghe, ma solo per casi eccezionali e non per categorie di opere pubbliche.
Ha poi fornito disponibilità rispetto a forme di monitoraggio sull'applicazione della riforma per recepire le principali criticità che emergeranno e porre rimedio con correttivi mirati. Ha inoltre garantito attenzione rispetto al tema degli archivi, concordando sull'opportunità di favorirne la digitalizzazione e il libero accesso, ritenendo al contempo interessante la proposta di un monitoraggio a larga scala del territorio su base satellitare.
In merito alla definizione dei requisiti professionisti previsti dalla L. 110/2014, da emanare con apposito decreto, il Ministro ha fornito massime garanzie, impegnandosi all'emanazione entro l'estate. Allo stesso modo si è impegnato a sollecitare la pubblicazione delle linee guida relative all'Archeologia Preventiva, affermando di considerare prezioso il contributo del mondo degli archeologi rappresentato dal costituendo coordinamento.
A tal proposito il Ministro si è detto interessato all'ipotesi di formulare un unico schema di capitolato per le imprese appaltanti e per le Soprintendenze, relativo ai lavori in archeologia e valido in tutta Italia.
Ha poi spiegato la sua visione a proposito degli scopi della Scuola Nazionale del Patrimonio e dell'Istituto Centrale per l'Archeologia.
La Scuola Nazionale del Patrimonio sarà un ente ministeriale, la cui attività si svolgerà successivamente alla formazione universitaria (master, specializzazione e dottorato) e avrà due percorsi, uno dedicato all'internazionalizzazione, cioè alla formazione di studiosi da tutto il mondo, nel quadro di accordi bilaterali tra Italia e altri Paesi, e l'altro pensato per la formazione dei dirigenti del Ministero, come ad esempio i futuri Soprintendenti unici.
Anche l'Istituto Centrale per l'Archeologia sarà un ente totalmente ministeriale, sul modello di ISCR e Opificio delle Pietre Dure, che supporterà le Soprintendenze ed è stato pensato per valorizzare l'eccellenza delle competenze italiane in campo archeologico in vista delle nuove soprintendenze uniche. Verrà istituito a breve, ma il Ministro ne definirà struttura e modalità dopo un ampia consultazione con il mondo degli specialisti del settore.
Quanto alle concessioni di scavo, che saranno oggetto di una riunione del Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici, ha espresso piena disponibilità a esaminare e eventualmente a rivedere le norme che regolano questo istituto e ha garantito il suo impegno per la libertà di ricerca, purché entro regole certe di tutela del patrimonio archeologico e rigorosi sistemi di valutazione della qualità scientifica.
Ha, infine, ribadito la sua volontà di favorire una sistematica collaborazione tra MiBACT e MIUR, anche con l’ambizioso progetto dei cd. ‘policlinici dei beni culturali’.

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03.03.2016 - VOGLIAMO TRASPARENZA SUI CANTIERI ITALGAS A ROMA

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La Confederazione Italiana Archeologi ha inviato alla Direzione Italgas di Torino una lettera inerente la situazione dell'assistenza archeologica dei cantieri di sostituzione e miglioramento della rete gas di Roma, una questione spinosa su cui l’Associazione è impegnata da tre anni a fianco dei nostri colleghi.

Si riconosce l’impegno della Società per garantire un miglioramento delle condizioni economiche degli archeologi occupati su questi cantieri, come era stato già annunciato dalla dirigenza in un precedente incontro risalente al novembre scorso. “Abbiamo chiesto e chiediamo trasparenza sulle gare di appalto, ma continuiamo a non essere ascoltati. – dichiara il presidente Alessandro Pintucci – Vogliamo conoscere i dettagli degli accordi per evitare che vengano messe in atto pratiche che possano inficiare la dignità professionale dei nostri colleghi.
Il risultato – continua Pintucci - è che oggi tutti informalmente conoscono le cifre stanziate da Italgas al giorno per archeologo, ma nessuno le può citare ufficialmente. Inoltre Italgas non solo non ha provveduto a pubblicare i termini dell'accordo economico con le società vincitrici, ma nemmeno i nomi di quelle società, col risultato che tutta la trattativa con esse è avvenuta in un sistema di opacità su cui non possiamo tacere. Risulta evidente che hanno avuto accesso a quei dati solo quei soggetti che, per motivazioni diverse, avevano già rapporti in essere con Italgas.

La Confederazione Italiana Archeologi ritiene inammissibili le modalità adottate per la selezione del personale e chiede alla Società di fare subito chiarezza in merito. A fronte del criterio di continuità scientifica, spesso richiesto dalle stesse Soprintendenze per avere maggiori garanzie sulla qualità delle indagini, risultano di fatto escluse proprio quelle persone che in questi ultimi tre anni si sono battute, a viso aperto, per un miglioramento delle condizioni di lavoro in quei cantieri.

Chiediamo che Italgas chiarisca i termini degli accordi con le società vincitrici e i metodi con cui dette società hanno proceduto e stanno procedendo alla scelta dei propri collaboratori, escludendo pratiche discriminatorie.
La Confederazione Italiana Archeologi è comunque intenzionata a fornire tutte le informazioni e la documentazione in nostro possesso alle autorità competenti, affinché facciano luce sul sistema di gestione degli appalti nel settore.

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