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CIA SARDEGNA - “LI ABBIAMO BECCATI IN FLAGRANZA DI REATO”

montepprama

In merito a quanto apparso in data 12.01.2016 sul profilo Facebook dell’on. Mauro Pili, la Confederazione Italiana Archeologi esprime profondo sdegno. L’ex Governatore della regione Sardegna, oggi parlamentare presso la Camera dei Deputati ha pubblicato un video in cui si mostra uno scavatore meccanico in azione nel sito archeologico di Mont’e Prama, in Sardegna.

Gli archeologi che lavorano nel sito sono stati “beccati”, non “in flagranza di reato” come dichiara Mauro Pili, ma mentre rimuovono terra di riporto dai margini per provvedere alla ricopertura delle evidenze archeologiche in vista della pausa invernale dei lavori, già preventivata da tempo, come ha spiegato durante una conferenza stampa l’archeologo, il funzionario della Soprintendenza Archeologica e direttore scientifico, dott. Alessandro Usai.

Di questa vicenda lasciano sgomenti due aspetti: il primo riguarda la pretestuosa pubblicazione del video da parte di una personalità politica che definisce lo scavo un “fatto gravissimo”, “un atto contro il suo popolo e la sua terra”, evidenziando così tutta la propria ignoranza in materia di scavi archeologici, durante i quali alcune operazioni avvengono normalmente attraverso l’uso del mezzo meccanico, sempre sotto la stretta sorveglianza dell'archeologo (chiaramente presente anche nel video).
Il secondo aspetto è l’utilizzo strumentale di questo video, con cui si cerca, in maniera invero maldestra, di fare leva sul senso di appartenenza dei sardi alla propria terra e alla propria storia. La pubblicazione del post ha scatenato una sequela di commenti di una violenza inaccettabile, che giungono in alcuni casi a inneggiare alla morte dei colleghi del Ministero e della Cooperativa incaricata dei lavori, ai quali non possiamo che esprimere tutta la nostra solidarietà e la nostra vicinanza.

Quello che stupisce di più, tuttavia, non è la virulenza dei commenti, chiaramente opera di persone totalmente ignoranti in materia di archeologia, quanto il comportamento dell'on. Pili, che ben lungi dal prenderne le distanze, si è premurato di rimuovere dai propri account social le repliche di tutti coloro, fra i quali molti addetti ai lavori, che hanno cercato di spiegare come funziona la pratica di uno scavo archeologico scientifico.

Quel che è avvenuto si inserisce in un clima di attacco e intimidazione nei confronti dell'archeologia che va avanti ormai da troppo tempo, e in cui si è consentito il proliferare di associazioni pseudo-culturali che non apportano alcun contributo all'identità della Sardegna e dei Sardi.

Intendiamo ricordare all’on. Pili, e a chi come lui reputa il nostro lavoro un inutile spreco di soldi e di tempo, che gli archeologi si formano dopo anni di studi e di pratica sul campo, nei magazzini o nei musei, divenendo dei professionisti altamente qualificati, come stabilisce la Legge, da ultimo la L. 110/2014.

Riteniamo dunque inaccettabile che chiunque non abbia la medesima preparazione possa permettersi di mettere in dubbio le procedure scientifiche che utilizziamo quotidianamente per salvaguardare il nostro patrimonio archeologico.

Non siamo tutti CT da bar che si permettono di criticare con gli amici la formazione della Nazionale scesa in campo nell’ultima partita.

Non possiamo esserlo con la professionalità degli altri.

Non possiamo accettare che lo facciano con la nostra.

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CIA SARDEGNA - “OLBIA: se vuoi fare l’archeologo, non studiare. Impara a spolverare!”

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Il Comune di Olbia affida ad una cooperativa di pulizie la gestione del proprio patrimonio archeologico

La Confederazione Italiana Archeologi esprime la propria preoccupazione per la proposta di istituzione di Fondazione per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna (proposta di legge N. 235, XIV legislatura).

“La Fondazione, per come è concepita nel disegno di legge,- afferma il Presidente Alessandro Pintucci – rischia di svilire l'impegno dei tanti professionisti  sardi che in questo periodo di crisi cercano di resistere in un mercato che non li agevola affatto.”

“Decretare ope legis – continua il Presidente Alessandro Pintucci - l'assunzione delle cooperative che già gestiscono i siti e le aree archeologiche della Regione, significa da un lato decretare la chiusura del mercato del lavoro in archeologia, dall'altro favorire in questi mesi il proliferare di società o cooperative che si improvvisano esperte del settore, nonché di bandi di gara al limite del lecito, come già sta succedendo ad Olbia.”

Olbia è la materializzazione dei nostri timori e dello svilimento della nostra professione a fini economici: una cooperativa di pulizie inserisce, pochi minuti prima della scadenza del bando, tra le proprie attività quella di gestione di aree archeologiche e si afferma rispetto a società formate da professionisti ben più titolati. Il Comune dovrebbe innanzitutto chiarire come sono stati definiti i requisiti del bando e da chi era composta la commissione giudicatrice, dal momento che, per vagliare le competenze tecniche e scientifiche di una società che deve operare in archeologia, forse sarebbe stato utile avere degli archeologi come commissari. Quale servizio crede di poter offrire ai cittadini il Comune di Olbia affidando la comunicazione e la valorizzazione del proprio patrimonio ai componenti di una società di pulizie? Affiderebbe forse il Comune di Olbia un proprio asilo nido ad una cooperativa di gelatai capitanata da un’educatrice? Chiediamo un intervento urgente della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna per verificare che vengano rispettate le procedure di tutela dei beni e non si arrechino danni al patrimonio archeologico.

Non è nostra intenzione innescare una guerra tra poveri, né tantomeno opporci ad una sana imprenditoria che si affianchi al pubblico nella gestione e valorizzazione dei beni archeologici, però in Sardegna c’è un’evidente confusione nell’assegnazione delle competenze e nel rispetto delle professionalità operanti in ambito archeologico.

La Confederazione Italiana Archeologi chiede alla Regione Sardegna di ritirare subito la proposta di legge e di affrontare con serietà e competenza il problema coinvolgendo tutte le componenti dell'archeologia sarda, prima di tutto gli enti locali, che dalla Fondazione non avrebbero che da perdere, e le Associazioni di categoria che rappresentano i professionisti nelle loro diverse occupazioni.

La Confederazione Italiana Archeologi esprime massima disponibilità a collaborare con le Istituzioni ad elaborare una proposta di legge che tenga conto delle esigenze del territorio e dei professionisti, evitando lo spreco di risorse pubbliche in un progetto asfittico e privo di rispetto per la qualità dei servizi offerti ai cittadini, legittimi proprietari dei BB.CC., e del valore dei professionisti sardi”.

 

 

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