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  • 18.05.2016 - LETTERA APERTA AI CANDIDATI SINDACO DI ROMA

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18.05.2016 - LETTERA APERTA AI CANDIDATI SINDACO DI ROMA

colosseo

Nei giorni scorsi la Confederazione Italiana Archeologi - sede Lazio ha inviato a tutti i candidati sindaco della Capitale una lettera contenente alcune proposte sulla Cultura e i Beni Culturali a Roma. Ve le presentiamo qui di seguito:

Ai candidati Sindaco di Roma

Nel prossimo mese di giugno, dopo mesi di gestione commissariale, Roma eleggerà il suo nuovo sindaco. La nostra città, Capitale d’Italia e detentrice di un patrimonio culturale che ha pochi eguali nel mondo, attraversa da anni una profonda crisi, che coinvolge sia il sistema economico che quello politico, sociale e culturale. I mancati investimenti nella cultura hanno praticamente paralizzato il respiro culturale della città, la sua capacità di attrarre visitatori, di formare cittadini che siano anche consapevoli fruitori di cultura e non solo di fast food. Ma quali sono le sfide che il prossimo sindaco si troverà a dover affrontare durante il suo mandato, quali le risposte che possono contribuire a rivitalizzare il panorama culturale romano? Quali le prospettive che possono migliorare la gestione dei Beni Culturali? La sede Lazio della CIA - Confederazione Italiana Archeologi, associazione professionale attiva sul territorio Nazionale da più di dieci anni nel campo della promozione e tutela della figura dell’archeologo, vuole proporre ai candidati sindaco della città una riflessione su come i Professionisti della Cultura possano dare il proprio contributo in questo contesto. In un momento in cui l’occupazione è calata a livelli drammatici, parlare di “buona occupazione” suona quasi fuori luogo. Ed è così che condizioni di lavoro inaccettabili si sono fatte strada nel mercato romano, emblematiche di una situazione lavorativa estesa anche al resto d’Italia. In ambito archeologico, in particolare, l’adozione del criterio del massimo ribasso nell’aggiudicazione degli appalti pubblici ha fortemente pregiudicato la possibilità per le imprese di mantenere uno standard dignitoso di retribuzione del lavoro pur restando competitive sul piano economico. Inoltre, il permanere di regole opache sull’assegnazione degli incarichi da parte delle società concessionarie del Comune ha permesso il nascere di situazioni come quella da noi più volte denunciata nell’ambito dei lavori per la posa dei sottoservizi urbani, in cui gli archeologi hanno percepito fino al 2015 una retribuzione lorda di 60 euro (sessanta, proprio così, circa 20 euro al netto di IVA e ritenute previdenziali). Ad oggi la retribuzione è migliorata, ma il sistema di aggiudicazione degli appalti continua a presentare forti criticità, tanto da escludere di fatto, immotivatamente, un grande numero di professionisti qualificati, colpevoli solo di aver denunciato la situazione. Alla luce del Nuovo Codice degli Appalti Pubblici, inoltre, appena approvato dal Parlamento ma già in vigore, appare ormai fuori legge l’accorpamento del settore dei Beni Culturali all’interno di appalti più larghi, avendo riconosciuto le esigenze specifiche del settore, non comprimibili con criteri di aggiudicazione al massimo ribasso: chiediamo che si intervenga presso le società concessionarie del Comune affinchè tutte le regole siano rispettate, nell’interesse dei lavoratori del settore e degli utenti finali, i cittadini. Il tema del lavoro va di pari passo con la dimensione anomala assunta in questi anni dal ricorso al volontariato: quando il 27 novembre 2014 manifestammo in Piazza del Campidoglio sotto la sigla “NoCostoZero”, insieme a decine di altre sigle associative e sindacali, uno dei punti più critici che denunciavamo riguardava la prassi, ormai consolidata a livello locale e nazionale, di ricorrere a volontari e ad associazioni no profit per la gestione del patrimonio culturale. Il ricorso al volontariato, divenuto ormai una piaga del settore, mortifica e rischia di cancellare gli investimenti nella cultura, fa sì che le risorse materiali e intellettuali che questa città produce e richiama siano sottoutilizzate. I finanziamenti alla cultura non possono essere considerati spese ma investimenti, soprattutto in una città come Roma, che sul turismo culturale e religioso basa larghissima parte della sua economia. I bandi per l'affidamento di alcuni servizi di musei e aree archeologiche di Roma ad associazioni di volontari rappresentano, a nostro avviso, il punto di non ritorno di una politica di disimpegno dalla gestione culturale della Capitale: il problema non è solo nell'utilizzo distorto che si fa dei volontari, chiaramente chiamati a supplire alle carenze di organico, ma nel fatto che si ritenga che le strutture culturali non abbiano bisogno di serie politiche di rilancio. Il servizio di gestione di un museo è fatto sì di custodia e accoglienza, ma anche di professionalità, di qualificazione del personale, di capacità di attrarre il pubblico: in quest’ottica, l'assunzione dei vincitori del Concorso bandito dal Comune nel 2010 non rappresenterebbe una spesa, ma si tradurrebbe in breve tempo in un investimento dal sicuro ritorno economico. Gli investimenti nel turismo culturale sono sempre dirottati essenzialmente su pochi grandi attrattori, come se il settore potesse vivere solo di turisti "mordi e fuggi" interessati a visitare il Colosseo, il Foro romano, i Musei Vaticani, e non anche - e soprattutto – di cittadini curiosi o di quei visitatori che tornerebbero volentieri, se sapessero di poter fruire di nuove offerte culturali, nuovi scorci di questa città. Alle guide turistiche, professione cui si accede attraverso una rigidissima selezione, non resta che fare la ressa nei Musei Vaticani, alla Cappella Sistina, al Colosseo e più raramente alle Terme di Caracalla. Un po' poco per una città che vanta il più grande centro storico mondiale e un patrimonio culturale diffuso come crediamo nessun'altra nel mondo. Le statistiche mostrano infatti come la stragrande maggioranza dei turisti conoscano e visitino soltanto una infinitesima parte della città, limitata ai siti principali del Centro storico. A questo si aggiunge il fatto che vaste porzioni delle periferie sono del tutto prive di centri che fungano da aggregatori sociali e culturali: biblioteche, teatri, cinema, musei, semplici strutture polifunzionali atte ad ospitare una mostra, un incontro, una conferenza: le strutture ci sono, manca il personale per garantirne l'apertura e il funzionamento. Eppure queste iniziative costituirebbero un naturale argine al degrado di questi quartieri e uno strumento di recupero della coesione sociale: basterebbe guardare a come alcuni parchi hanno modificato il modo di vivere di interi quartieri: si pensi al Parco degli Acquedotti, meta ogni giorno di migliaia di romani in cerca di relax o di un luogo per praticare sport all'aria aperta. In questo tema si inseriscono le molte aree nate dalle compensazioni, per esempio quelle legate ai lavori della TAV e dello SDO; negli ultimi 15 anni con questo meccanismo sono stati istituiti e mai realizzati numerosi parchi distribuiti su tutto il territorio (il Parco sulla Serenissima, quello di Centocelle), in alcuni casi con fondi già stanziati o addirittura ricevuti (per la Serenissima RFI, Rete Ferroviaria Italiana, ha dichiarato di aver versato al Comune di Roma tra i 7 e i 9 milioni di euro). A questi esempi vanno aggiunte alcune caserme che il Ministero della Difesa sta dismettendo, appartenenti alla cosiddetta cintura fortificata di Roma, che insistono talvolta su siti di interesse archeologico e per cui è stata già dichiarata la possibilità di una almeno parziale riconversione ad uso pubblico. La rivendicazione di questi luoghi non è una battaglia di retroguardia, ma deve essere vissuta come strumento utile a recuperare spazi al degrado, a riconvertire questi "non luoghi" in elementi vivi del territorio, in un fulcro per la rinascita di interi quartieri. Non ne trarrà vantaggio solo la cultura, ma tutto il tessuto sociale ed economico, dal bar all'angolo che farà qualche caffè in più, al commercio che non potrà che trarre giovamento dal maggior numero di presenze, alla sicurezza delle strade e delle piazze. Per questo chiediamo al futuro sindaco della Capitale di lanciare una sfida ai professionisti e alle imprese del settore: metteteci nelle condizioni di essere utili, di proporre soluzioni innovative e sostenibili nel tempo, che ci consentano di contribuire ad una missione che né una giunta, né la politica, né la sola cosiddetta società civile possono vincere singolarmente. Con la chiusura della discarica di Malagrotta, Roma è uscita dalla procedura di infrazione intentata dall'Europa, e può ora accedere ai finanziamenti europei: questo potrebbe sbloccare nell'immediato futuro risorse ingenti, a patto che si costruisca con il Comune di Roma una collaborazione che sappia supportare professionisti e imprese nel difficile percorso di reperimento dei fondi e costruzione dei progetti.

Le proposte della Confederazione Italiana Archeologi:

- Programmazione di un serio programma di assunzioni che rispetti e valorizzi le professionalità reclutate con il “Concorsone” di Roma Capitale, da troppi anni in attesa di risposte, e che anche il Piano firmato pochi giorni fa dal Commissario Tronca continua a disattendere totalmente.

- Per favorire la concreta realizzazione del primo punto, l’amministrazione potrebbe prevedere che le assunzioni effettuate dalle Società partecipate (Zétema, Pierreci) prevedano un percorso prioritario per coloro che sono inseriti nelle graduatorie del Concorso del Comune di Roma del 2010.

- Eliminazione del ricorso a volontari per la gestione delle aree museali e dei siti culturali del Comune (nel 2014 furono affidati in questo modo Museo Barracco, Museo Napoleonico, Museo Pietro Canonica, Museo Carlo Bilotti, Museo della Repubblica Romana, Casa di Moravia, Area dell'Appia Antica). Tali aree, senza maggiori costi per l'Amministrazione, possono essere affidati a professionisti (Archeologi, Storici dell'arte, Bibliotecari, etc..) che possiedono le competenze per costruire progetti di valorizzazione di tali siti, programmare iniziative di valorizzazione e fruizione realmente "di qualità".

- Istituzione di un apposito tavolo di confronto, all'interno dell’Assessorato ai Lavori Pubblici di Roma Capitale, che vigili sulla corretta esecuzione dei contratti da parte delle società concessionarie.

- Valorizzazione del ruolo dei liberi professionisti e delle piccole realtà imprenditoriali nella promozione e riqualificazione delle periferie. Tale obiettivo potrebbe essere raggiunto individuando alcuni step: - Censimento, da realizzare in collaborazione con i Municipi, degli immobili comunali e dei siti che potrebbero essere affidati in gestione a privati.- Studio di fattibilità di iniziative di gestione e valorizzazione da parte dei privati, da affidare tramite bandi accessibili non a realtà di grandi dimensioni, bensì ai professionisti, come singoli o imprese: i bandi potrebbero prevedere l'affidamento degli incarichi per un periodo di tempo congruo, che consenta di verificare l'utilità e l'idoneità delle iniziative, al termine del quale la concessione può essere rinnovata o rimessa a bando. Quali vantaggi per l’Amministrazione? Per il Comune, ottenere il contributo privato per valorizzare e riqualificare il proprio patrimonio. Per il professionista: la possibilità di ottenere in gestione aree o siti, valorizzando le proprie competenze e la propria capacità di radicamento nel territorio, accedendo a un sistema "deburocratizzato" di assegnazione. Si può pensare ad alcune facilitazioni come la possibilità di non pagare l'affitto dello stabile o del sito, facendosi carico delle spese (utenze, eventuale personale, etc), trattenendo i proventi della bigliettazione; la possibilità di somministrare cibi e bevande, esperienza già sperimentata con successo in alcuni Municipi di Roma, che consentirebbe di valorizzare maggiormente le iniziative culturali (visite guidate, incontri, serate e mostre); infine, il patrocinio da parte dell'Amministrazione, che pur senza investimento di risorse economiche potrebbe utilizzare i propri canali per divulgare e pubblicizzare le iniziative, portando a conoscenza del pubblico il "valore aggiunto" di alcune realtà culturali della città.

Roma, 18 maggio 2016

Per il Direttivo CIA Lazio

La Presidente Maria Cristina Leotta

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