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LETTERA APERTA AL MINISTRO FRANCESCHINI IN MERITO AL BANDO PER 60 FUNZIONARI A TEMPO DETERMINATO

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Al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
On. Dario Franceschini
Al Sottosegretario
On. Borletti Buitoni
Al Segretario Generale
Arch. Pasqua Recchia
Al Direttore Generale per l’Organizzazione
Al Direttore Generale Educazione e Ricerca

On. Ministro Franceschini,
le scriviamo in merito al recente bando per l’assunzione a tempo determinato per 9 mesi di 60 Funzionari di Area III F1 archeologi, archivisti e bibliotecari presso il MiBACT.
La Confederazione Italiana Archeologi è convinta che il bando sia un’ulteriore dimostrazione dell’impegno concreto e costante che il Governo sta attuando nei confronti del Dicastero da Lei diretto, ma dobbiamo farLe presente alcune incongruenze e potenziali cause di ricorsi contenute nel testo, che le riportiamo di seguito:

Articolo 1 comma a: presenta un vizio di forma citando il Decreto Legge 31 maggio 2015 n. 83, datato invece al 31 maggio 2014. Nell’articolo del Decreto citato si fa riferimento a “giovani di età non superiore ai 29 anni” per il bando di un tirocinio e non c’è alcun riferimento al limite dei 40 anni. Il limite di età nei concorsi pubblici, inoltre, è stato vietato dall’Unione Europea con la Direttiva 2000/78/CE del 27 novembre 2000 e successivamente ribadita dalla Corte di Giustizia UE , sez. II, sentenza 13.11.2014 n° C-416/13.

Art. 1 c. e: come requisito di ammissione vengono indicati il Diploma di Specializzazione, o il Dottorato o un Master di II livello. Non è ammissibile che, come requisito di ammissione, un master di II livello, magari annuale, venga equiparato ai 2 o 3 anni della Scuola di Specializzazione o ai 3 anni di Dottorato di ricerca. L’ammissione alle Scuole di Specializzazione o ai Dottorati prevede una selezione molto dura e poi un percorso di formazione sia teorico che pratico. I master prevedono, tendenzialmente, una prova selettiva molto più blanda, avendo come criterio principale i costi di iscrizione, e hanno come obiettivo un percorso formativo molto settoriale.
Richiedere un titolo genericamente “nell’ambito delle discipline dei beni culturali” e non il Diploma di Specializzazione in Archeologia comporta la mortificazione della formazione specialistica che gli archeologi acquisiscono in un lungo percorso formativo. Questo determinerebbe, ad esempio, la possibilità che uno Specializzato in Storia dell’arte o in Archivistica possa partecipare al concorso da Funzionario Archeologo e viceversa;

Art.1 c. f: nel bando non si specifica in quale modo debba essere certificata l’esperienza professionale e quali siano i soggetti, pubblici e privati, abilitati a farlo. Inoltre, non sono chiari i criteri con cui verrà valutata l’esperienza professionale, che sembra considerata solo in merito alla durata temporale degli incarichi svolti. Per svolgere il ruolo di Funzionario Archeologo, non si può valutare allo stesso modo chi, per un anno, ha diretto uno scavo archeologico, chi vi ha collaborato o chi ha svolto percorsi didattici;

Art. 4: risulta evidente dal bando, come criterio per l’individuazione del valore dei titoli di studio, l’equivalenza 1 anno post lauream = 5 punti. Questa semplificazione determina alcuni errori di valutazione, tra cui la penalizzazione del valore del Diploma di Specializzazione di 3 anni (vecchio ordinamento) che viene valutato solo 10 punti come il Diploma di Specializzazione di 2 anni. Inoltre, nel bando non viene rispettata l’equiparazione tra Diploma di Specializzazione e Dottorato di Ricerca, ormai da tempo assodata, assegnando a essi punteggi differenti.

Nell’accogliere come elemento positivo la valutazione del curriculum dei candidati, si fa richiesta che, nel rispetto della L.241/90 in materia di Trasparenza nella Pubblica Amministrazione, vengano esplicitati i criteri con cui la Commissione valuterà i percorsi formativi e le esperienze professionali di ciascun candidato. Sappiamo bene quanto possa essere difficile valutare e quantificare le tantissime attività in cui si esplica la professione di archeologo, dagli scavi alla didattica nei musei, dai magazzini di Soprintendenza alla valorizzazione del territorio. Non crediamo, dunque, che possa essere applicato un criterio esclusivamente quantitativo, in termini temporali, e non qualitativo, in relazione all’attività svolta e al grado di responsabilità affidato.

La Confederazione Italiana Archeologi chiede che, prima dell’inizio delle selezioni, il bando venga modificato e che vengano corrette le criticità segnalate, al fine di evitare che lo svolgimento del concorso venga ritardato o bloccato dalle centinaia di ricorsi già informalmente annunciati.

Mossi da un convinto spirito di collaborazione con le Istituzioni, siamo a dichiararLe la nostra disponibilità ad un incontro in cui esplicitare le nostre segnalazioni, al fine di chiarire, qualora fosse necessario, l’iter formativo degli archeologi e le molteplici tipologie di attività in cui la nostra professione si esplica.

L’occasione è gradita per porgerLe distinti saluti.

Roma, 8 gennaio 2016

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