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ROMA E L’ARCHEOLOGIA: NON SIAMO A COSTO ZERO!

Povera, lenta, incapace di fare il proprio lavoro!

A leggere il comunicato che il Sindaco di Roma Marino ha diramato il 10 novembre scorso, per pubblicizzare l’accordo raggiunto tra il Comune e il Gruppo Enel (The Hidden Treasure of Rome) questo sembra essere il quadro dell’archeologia italiana. Toni ripresi anche dal quotidiano New York Times che entusiasticamente ha proclamato come, senza l’intervento delle università americane, non sarebbe stato possibile studiare e catalogare le 1080 casse di materiali archeologici, gelosamente conservate dal Comune per 100 anni al Celio e che hanno già iniziato a raggiungere il Nuovo Continente.

Questa è l'immagine che il Sindaco di Roma sta diffondendo nel mondo: Soprintendenze e Università povere e incapaci di fare ricerca e di valorizzare il nostro patrimonio, gli archeologi italiani inetti e inadeguati a studiare i materiali e i contesti archeologici della nostra città.

In un momento di profonda crisi economica del Paese, con un’importante società privata (di proprietà per il 30%, però, del Ministero per lo Sviluppo Economico Italiano) disposta a investire nella ricerca archeologica di Roma, non troviamo niente di meglio che accettare che i soldi investiti vadano a finanziare esclusivamente musei e università del Nord America, consentendo di creare lì anche posti di lavoro!

Perché mai utilizzarli per istituire borse studio per i ricercatori italiani?

Perché finanziare progetti di studio e valorizzazione con le università della Capitale, magari in collaborazione con università straniere?

In una fase di crisi, allontanare dal Paese gli investimenti, non significa far svolgere un lavoro ‘a costo zero’, ma togliere opportunità di lavoro a professionisti e imprese italiane, aggravare la loro condizione di cittadini e contribuenti.

Marino istituisce una nuova interpretazione dello sviluppo economico : non si delocalizza solo la mano d’opera, si delocalizza l’opera!

Noi archeologi siamo abituati a lavorare in équipe, in collaborazione con colleghi provenienti da tutto il mondo, senza essere corporativi né protezionisti. Crediamo in un sistema che dia a tutti l’opportunità di fare ricerca e di lavorare, nel rispetto delle proprie competenze ed esperienze. E’ così che le Università, le Soprintendenze, i Professionisti italiani sono abituati a lavorare da decenni coi colleghi stranieri, in un rapporto tra pari.

Questo provvedimento è solo l’ultimo di una serie di scelte compiute dal Comune di Roma negli ultimi anni, tutte nella logica del “costo zero” e dell’annullamento degli investimenti in questo settore.

È di poche settimane fa il bando per assegnare ad associazioni di volontari l’apertura di 7 musei della città abbracciando, in nome del risparmio, la logica del “tiriamo a campare”, il tutto dopo aver rinunciato ad assumere prima di 15 anni i 150 vincitori del concorso per istruttore culturale, che avrebbero potuto assicurare con la loro professionalità, certificata dal Comune tramite il concorso, il rilancio di quelle strutture museali; il tutto mentre i professionisti che garantiscono l’assistenza archeologica ai cantieri delle concessionarie del Comune, percepiscono compensi da fame, in appalti aggiudicati con la logica del massimo ribasso.

Ci aspettavamo da questa Giunta politiche culturali degne della nostra città e progetti di ampio respiro, per attrarre investimenti in un settore come l’archeologia, strategico per il prestigio internazionale e per il sistema economico di Roma.

La mancanza di scelte, la logica del lavoro a costo zero…non è a costo zero! Non lo è sul piano sociale, economico, occupazionale, non lo è perché su molti di questi professionisti lo Stato ha investito, garantendo loro borse di studio e assegni di ricerca, sforzi in questo modo vanificati e annullati.

Il mondo della Cultura di Roma, istituzioni, università, liberi professionisti, imprese chiedono che la rotta sia invertita, che si torni ad affrontare la politica culturale della Capitale con una visione di sistema e con uno sguardo al lungo periodo, in una logica di investimento e non di resa a una crisi economica che in questo modo diventa irreversibile.

Noi non ci stiamo e per questo manifesteremo giovedì 27 novembre alle 16.00 in Piazza del Campidoglio a Roma e invitiamo tutti gli archeologi, le associazioni, i professionisti, ad un sit in per chiedere al Sindaco e alla giunta Capitolina:

  • Modifica dell’accordo con Enel e coinvolgimento di professionisti e università italiane nel progetto

  • Definizione delle tempistiche di assunzione dei vincitori del concorso da istruttori culturali per Roma Capitale

  • Ritiro immediato del bando con cui si affida la gestione di importanti musei di Roma Capitale ad associazioni di volontari

  • Garanzia che, nelle gare di appalto per la sorveglianza archeologica per i servizi gestiti dalle società municipalizzate e concessionarie del Comune, non si effettuino ribassi sul costo del lavoro e vengano previste paghe almeno aderenti ai relativi contratti nazionali

  • Apertura di un tavolo di confronto tra Comune e associazioni di categoria per costruire politiche culturali per Roma, volte al rilancio del patrimonio della città e alla valorizzazione di professionisti e imprese del settore

Le adesioni di professionisti, associazioni, istituzioni possono essere inviate all’indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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