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SO' FORTI L'AMMERICANI

hidden treasures enel

Apprendiamo dai giornali che il Sindaco di Roma Ignazio Marino ha concluso un accordo col Gruppo Enel, denominato The Hidden Treasure of Rome: l'accordo prevede (a costo zero dice il Sindaco) la possibilità di portare “una vasta scelta di oggetti archeologici inediti” (i più belli, i più grandi, i più sporchi, i più, boh, ma quali sono i criteri?) conservati nei magazzini dei Musei Capitolini di Roma, all'estero dove “I ricercatori di musei e università tra le più prestigiose del Nord America (sic) avranno l’opportunità unica di studiare su materiali originali di incredibile pregio risalenti a tutte le epoche della storia di Roma”. Eh già, l'opportunità sarà davvero unica, perchè quei materiali per decenni sono stati chiusi nei magazzini, lontani dagli occhi dei ricercatori italiani, esclusi dalla possibilità di diventare patrimonio comune della Città che li ha creati e del contesto che li ha conservati.

Oggi quegli oggetti “lasceranno per la prima volta i magazzini e saranno portati all’estero dove all’interno delle università e dei musei saranno oggetto di accurati programmi di ricerca ed analisi” e ancora “se Roma dovesse fare da sola (il lavoro di studio, ndr), con le proprie risorse, richiederebbe decenni. Oggi, invece, possiamo avvalercene a costo zero” : non ci soffermeremo sul lessico ingenuo con cui si descrive l'operazione che si ha in mente, sarebbe uno spreco di tempo, ma ci interessa far notare alcune questioni che balzano agli occhi leggendo il testo ufficiale diramato da Marino.

Forse il Sindaco ignora che solo a Roma ci sono tre università pubbliche tra le più importanti di Italia in cui vengono formate schiere intere di archeologi, due Scuole di Specializzazione, diverse scuole di dottorato, decine di ricercatori e strutture che da anni garantiscono alla città progetti di scavo e studio del centro urbano che hanno arricchito non solo la conoscenza della città (quella pure è a costo zero, ce ne rendiamo conto...) ma anche le collezioni dei musei romani.

Ignora che molti di questi ricercatori continuano a lavorare e a insegnare ai colleghi più giovani sfidando le condizioni di drammatica insicurezza delle strutture antiche che lo Stato e il Comune dovrebbero mantenere non solo in piedi ma dignitosamente fruibili da cittadini e turisti.

Forse il Sindaco ignora che, mentre Enel fa gli accordi (a costo zero) col Comune di Roma, una municipalizzata come Acea o una struttura para pubblica come Italgas mettono a bando gare di appalto al massimo ribasso per i servizi di assistenza archeologica che portano i professionisti romani a guadagnare poche decine di euro al giorno.

Il lavoro di quegli archeologi è a poco più di costo zero, eppure non è stata a costo zero la loro formazione all'università, convinti che in un paese come questo si potesse vivere dignitosamente di archeologia.

Non era a costo zero per lo Stato, quando ai più meritevoli di loro ha garantito una borsa di studio durante il percorso formativo.

Non è a costo zero la rabbia che gli archeologi provano quando, con la loro partita iva gestita come fosse quella di un notaio, vanno dal commercialista a metà anno e scoprono che dei miseri 1000 euro guadagnati durante un intero mese di lavoro dalle 7 alle 17 gliene rimangono in tasca poco più della metà.

Sarà bello constatare che quegli investimenti sulla formazione degli archeologi italiani serviranno a finanziare altri cervelli in fuga che, immaginiamo, seguiranno la rotta degli oggetti verso il Nord America: con questo accordo si riesce a fare l'impossibile, a delocalizzare ciò che gli altri possono vedere solo in Italia.

Forse il Sindaco ignora che in Italia ci sono decine di repositories (quanto ci piacciono le parole straniere che non capiamo...), spesso aperte a tutti, che cercano di utilizzare i sistemi di schedatura italiani e di renderli disponibili a tutti: lo sa il Sindaco di Roma che oggi in Italia c'è un sistema unificato di catalogazione dei Beni Culturali?

Cosa ce ne faremo delle schede degli Americani che loro terranno nelle loro repositories?

Ma soprattutto dello spostamento di questi Beni archeologici cosa pensa il Mibact, assente in qualunque dichiarazione del Sindaco, ma Istituzione deputata a garantire la loro tutela e conservazione?

Eppure il nostro modo di costruire la cultura in questa città, la Caput Mundi tanto cara alla retorica di chi chiede i voti, è a costo zero, perchè in America hanno “gli strumenti tecnologici all'avanguardia” che qui mancano: se avessimo sentito una battuta così in un film degli anni '50 (so' forti l'Ammericani, diceva il personaggio di Sordi nel 1954), una risata ce la saremmo pure fatta, ma scritta e pubblicata dal Sindaco della Caput Mundi nel 2014 proprio non ci va giù. Capiamo i tanti impegni, ma forse il suo staff avrebbe dovuto fare qualche ricerca prima di far firmare una cosa del genere al sindaco, magari avrebbe scoperto che proprio nel nostro paese e nel 2015 si svolgerà il CAA, il convegno internazionale dedicato all'utilizzo dell'informatica e dell'alta tecnologia nell'archeologia, che da anni il nostro paese è il promotore di realtà come Archeofoss, dove la tecnologia si sposa con la sostenibilità della ricerca e col concetto di condivisione dei dati archeologici.

Forse il Sindaco ignora, o fa finta di ignorare, che nel momento in cui proclama mirabolanti accordi oltreoceano, lascia a casa per 15 anni (quindici anni!) i 150 vincitori del concorso per istruttore culturale per il Comune e mette invece a bando Musei come il Napoleonico, il Barracco e così via, garantendo un rimborso di 12 euro giornalieri per i volontari che se l'aggiudicheranno.

E' un modo di fare politica culturale da accattoni, scioccante per la città di Petroselli e Nicolini (a proposito, qualcuno ha notizie dell'Assessore alla Cultura?), senza una linea o un progetto se non a lungo termine, almeno a sei mesi...

Ancora una volta le Istituzioni sono riuscite ad umiliare gli archeologi italiani, vittime della propria determinazione e coraggio nel voler svolgere onestamente e dignitosamente la loro professione nel Paese in cui vivono, che amano e in cui vorrebbero ancora credere.

Dopo quasi due anni di rinvii, scuse, litigi, rimpasti di giunta, bilanci, attendiamo con ansia una guida seria per le politiche culturali di questa città, che sappia restituire dignità al ruolo che Roma ha sempre svolto nel panorama culturale italiano e internazionale, alla Cultura di Roma e ai Professionisti che di Cultura e per la Cultura vivono e lavorano nonostante certa politica (con la p minuscola!).

 

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