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CIA SARDEGNA - “OLBIA: se vuoi fare l’archeologo, non studiare. Impara a spolverare!”

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Il Comune di Olbia affida ad una cooperativa di pulizie la gestione del proprio patrimonio archeologico

La Confederazione Italiana Archeologi esprime la propria preoccupazione per la proposta di istituzione di Fondazione per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna (proposta di legge N. 235, XIV legislatura).

“La Fondazione, per come è concepita nel disegno di legge,- afferma il Presidente Alessandro Pintucci – rischia di svilire l'impegno dei tanti professionisti  sardi che in questo periodo di crisi cercano di resistere in un mercato che non li agevola affatto.”

“Decretare ope legis – continua il Presidente Alessandro Pintucci - l'assunzione delle cooperative che già gestiscono i siti e le aree archeologiche della Regione, significa da un lato decretare la chiusura del mercato del lavoro in archeologia, dall'altro favorire in questi mesi il proliferare di società o cooperative che si improvvisano esperte del settore, nonché di bandi di gara al limite del lecito, come già sta succedendo ad Olbia.”

Olbia è la materializzazione dei nostri timori e dello svilimento della nostra professione a fini economici: una cooperativa di pulizie inserisce, pochi minuti prima della scadenza del bando, tra le proprie attività quella di gestione di aree archeologiche e si afferma rispetto a società formate da professionisti ben più titolati. Il Comune dovrebbe innanzitutto chiarire come sono stati definiti i requisiti del bando e da chi era composta la commissione giudicatrice, dal momento che, per vagliare le competenze tecniche e scientifiche di una società che deve operare in archeologia, forse sarebbe stato utile avere degli archeologi come commissari. Quale servizio crede di poter offrire ai cittadini il Comune di Olbia affidando la comunicazione e la valorizzazione del proprio patrimonio ai componenti di una società di pulizie? Affiderebbe forse il Comune di Olbia un proprio asilo nido ad una cooperativa di gelatai capitanata da un’educatrice? Chiediamo un intervento urgente della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna per verificare che vengano rispettate le procedure di tutela dei beni e non si arrechino danni al patrimonio archeologico.

Non è nostra intenzione innescare una guerra tra poveri, né tantomeno opporci ad una sana imprenditoria che si affianchi al pubblico nella gestione e valorizzazione dei beni archeologici, però in Sardegna c’è un’evidente confusione nell’assegnazione delle competenze e nel rispetto delle professionalità operanti in ambito archeologico.

La Confederazione Italiana Archeologi chiede alla Regione Sardegna di ritirare subito la proposta di legge e di affrontare con serietà e competenza il problema coinvolgendo tutte le componenti dell'archeologia sarda, prima di tutto gli enti locali, che dalla Fondazione non avrebbero che da perdere, e le Associazioni di categoria che rappresentano i professionisti nelle loro diverse occupazioni.

La Confederazione Italiana Archeologi esprime massima disponibilità a collaborare con le Istituzioni ad elaborare una proposta di legge che tenga conto delle esigenze del territorio e dei professionisti, evitando lo spreco di risorse pubbliche in un progetto asfittico e privo di rispetto per la qualità dei servizi offerti ai cittadini, legittimi proprietari dei BB.CC., e del valore dei professionisti sardi”.

 

 

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