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    LE ASSOCIAZIONI DELL'ARCHEOLOGI SUL RECOVERY PLAN: RILANCIO RIFORMA E INVESTIMENTI PER L'ARCHEOLOGIA

    loghiLe Associazioni aderenti al Tavolo Archeologia - rappresentative della PA, dei professionisti e delle imprese - e le Consulte universitarie, in seguito alla tavola rotonda Una ripartenza per i Beni Culturali post covid-19, organizzata dalla Confederazione Italiana Archeologi, hanno elaborato un documento sulle opportunità e le prospettive aperte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)  inviato lo scorso 24 dicembre al MiBACT, MIUR, MISE e MIT.

    qui il testo completo

    Il PNRR rappresenta l’occasione per una nuova partenza sistemica e per definire una rinnovata politica industriale anche per il settore dei Beni Culturali con risorse, regole e definizione di percorsi formativi attraverso un più stretto rapporto tra istituti di formazione e ricerca, impresa e professionisti. Nell’ambito dei programmi di investimento del PNRR intendiamo però evidenziare l’esiguità dello stanziamento previsto di 3,1 Mld di euro complessivi per Cultura e Turismo, due tra i settori maggiormente penalizzati dagli effetti del COVID-19. Le risorse per i due comparti non sono all’altezza delle opportunità, lavorative ed economiche, che questi potrebbero generare per il Paese in termini di aumento delle entrate fiscali dirette e indotte.

    Non chiediamo interventi “a pioggia”, ma azioni mirate e strutturali accompagnate da un quadro di riforme volto a regolare il mercato.

    Le risorse del PNRR potrebbero essere destinate alla costituzione di due fondi: uno per l’accessibilità e la fruizione ampliata e uno per i privati che devono affrontare interventi di ricostruzione delle abitazioni danneggiate da un evento sismico in aree di interesse archeologico; e per la  digitalizzazione, uno dei temi centrali del PNRR, del nostro Patrimonio Culturale e archeologico.

    L’archeologia ha una forte necessità di digitalizzare l’enorme quantità di dati conservati negli archivi anche per concludere il processo di elaborazione degli stessi e renderli fruibili. L’acquisizione di un sistema digitalizzato avrebbe, peraltro, immediati effetti positivi anche nell’ambito dei processi di pianificazione del territorio e delle infrastrutture.

    All’interno del vasto ambito della digitalizzazione abbiamo individuato tre direttrici di intervento: un Inventario nazionale dei siti e dei ritrovamenti, la Digitalizzazione dei dati di archivio e la Pubblicazione del materiale inedito storico.

    L’Inventario diventerà uno strumento conoscitivo completo e pubblico, un vero un portale nazionale, integrabile agli altri strumenti di catalogazione o di digitalizzazione, di immediata utilità per la tutela, la valorizzazione e la programmazione del territorio, consultabile per la progettazione (Enti territoriali, Professionisti) e utilizzabile dai funzionari della PA per la redazione dei pareri tecnici.

    La digitalizzazione dei dati di archivio va inteso come un vero e generalizzato piano di digitalizzazione del patrimonio informativo sui Beni Culturali presente negli archivi degli Istituti MiBACT (Soprintendenze, Musei, Biblioteche ed Archivi) e delle Università. Proprio l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha fortemente evidenziato il grave ritardo in tema di accesso alle informazioni e alle tecnologie necessarie a supportare il lavoro anche svolto in forma “agile”. La Pubblicazione del materiale inedito storico su piattaforma digitale andrà a recuperare un’enorme mole di dati, spesso inaccessibile, e per questo sottratta alla valorizzazione e alla fruibilità collettiva, che è di assoluta necessità per la conoscenza del territorio, quale elemento necessario per la pianificazione del suo sviluppo e per la messa a valore del proprio patrimonio.

    Ogni indagine archeologica genera un vantaggio per lo Stato, in termini di conoscenza avvantaggiando la progettazione delle opere future permettendo di risparmiare tempo e soldi pubblici, ma anche per l’incremento del valore economico apportato al patrimonio pubblico attraverso l’immissione al Demanio di nuovi beni, opportunamente schedati, negli inventari patrimoniali dello Stato, riducendo il rapporto tra PIL e Debito Pubblico a vantaggio di tutta la comunità. Per questo l’archeologia non può più essere considerata un problema o un rischio, ma una risorsa per l’accrescimento del patrimonio nazionale oltre che del sistema per la fruizione culturale.

    Da queste semplici considerazioni derivano le nostre proposte di fiscalità immediata: detrazione delle spese culturali, riduzione dell’IVA al 10%, già applicata per le opere di restauro, e la definizione di una fiscalità di vantaggio per i privati che devono affrontare i costi delle indagini archeologiche in fase preventiva o di assistenza in corso di realizzazione delle opere.

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